Da alcuni anni il Nord italiano è oggetto di interesse da parte di studiosi di discipline economiche, geografiche e sociologiche che hanno progressivamente spostato lo sguardo dalle analisi multi regionali al Nord nel suo complesso. Un preciso indirizzarsi verso tale direzione scaturisce dagli studi avviati dalla Fondazione Irso di Milano con il “Progetto Nord”, declinato in temi diversi grazie alla partecipazione di referenti del mondo accademico e della ricerca in generale. Il Nord viene infatti letto come una macroregione, una global city-region basata sulle città, la cui finalità, come ci ricordano Pichierri e Perulli, non è produrre beni ma relazioni, e la cui scala di riferimento non è “chiusa nei confronti dell’esterno bensì orientata al superamento dei confini” (Pichierri e Perulli, 2010). Di poco successivo all’analisi effettuata dalla Fondazione Irso è il Rapporto Annuale della Società geografica Italiana (2010), occupata ad indagare il Nord ponendo però in evidenza non tanto la sua unitarietà quanto “i Nord” in esso individuabili, come ci ricordano Conti e associati, le partizioni territoriali sub-nazionali e quei “confini della «comunità immaginata» del Nord Italia” trascurati sino ad anni recenti a favore di un più marcato interrogarsi sui confini nazionali (Società Geografica Italiana, 2010). Mai come in questo delicato periodo storico si pone con urgenza la necessità di ripensare le governance territoriali e i modelli di sviluppo sin qui adottati, rivelatisi non più idonei per competere nell’economia globale garantendo al contempo quella coesione e sostenibilità economica, sociale e ambientale alla base della strategia europea. A tal fine, con riferimento all’Italia del Nord e, tenuto conto dei diversi fenomeni che su di essa si sviluppano tanto alla scala regionale quanto a quella sovra-regionale, si è ritenuto interessante interrogarsi su chi, oggi, governa questa realtà economica e sociale profondamente diversa rispetto al passato, con quali strategie e quali strumenti. Coerentemente a quanto premesso finora, l’ipotesi di partenza su cui questa ricerca imposta l’impianto teorico, descrittivo e progettuale é il riconoscimento di una realtà macroregionale, per i fenomeni che su di essa si sviluppano, e policentrica, per le realtà urbane che ne fanno parte, alle quali non corrispondono azioni di governo regionale integrate, strategiche e soprattutto esito di una prospettiva sovra-regionale indispensabile per “agganciare” le potenzialità delle reti di livello locale a quelle di livello globale. L’analisi comparativa degli strumenti della programmazione e delle politiche territoriali, terza parte della ricerca, è stata effettuata per le quattro regioni dell’Italia del Nord a statuto ordinario di maggior rilievo demografico ed economico: Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. La metodologia adottata ha contemplato l’analisi dei documenti regionali, di piano e non, e degli studi ad essi collegati, affiancata dallo svolgimento di un complesso di interviste rivolte a responsabili e a studiosi delle politiche territoriali in ciascuna delle regioni considerate. L’interpretazione territoriale adottata alla base del processo di programmazione e di pianificazione è stata oggetto di uno specifico approfondimento finalizzato a riconoscere vocazioni produttive e sociali e opzioni geoeconomiche dei territori, al fine di delineare indirizzi e indicazioni per lo sviluppo di politiche di area vasta per l’ambito geografico considerato. In questa sede risultava infatti impossibile, oltre che non voluto, pervenire ad una rigida e pericolosa dimensione progettuale dell’Italia del Nord. L’analisi comparativa è stata preceduta da una prima parte dedicata alla ricognizione di quegli indirizzi e orientamenti formulati dall’Unione europea che hanno contribuito ad avviare un lento ma significativo processo di influenza e coinvolgimento degli Stati Membri nella costruzione di stili di governo comuni a realtà differenti (Cremaschi, 2003). Nella stessa direzione si inseriscono le indicazioni contenute nel cosiddetto “Rapporto Barca” (Barca, 2009), che suggeriscono l’adozione di una strategia territoriale, multilivello, innovativa e adattata alle diverse tipologie di regioni. Questa nuova lettura si confronta con il "vecchio approccio" alla politica regionale, il cui obiettivo era la compensazione delle differenze e degli svantaggi regionali e la cui strategia era incentrata sui sussidi alle imprese o sugli interventi settoriali, con un frequente riferimento alle “buone pratiche” attraverso un metodo di governo top-down. Lo sviluppo economico regionale degli ultimi anni dovrebbe invece perseguire, secondo le indicazioni europee, il miglioramento della crescita regionale e della competitività, abbinando lo sviluppo regionale allo sviluppo locale attraverso un approccio integrato. Si teorizza in tal modo una politica place-based, tale da promuovere la fornitura di beni e servizi pubblici integrati adattati ai contesti, basati sulla conoscenza dei territori, verificabili e sottoposti a sorveglianza, nella quale sono tutt’altro che secondari le relazioni e i collegamenti fra i luoghi (Barca, 2009). Ai riferimenti teorici alla base della competitività territoriale nell’attuale contesto definito dall’economia globale contemporanea, è stata dedicata la seconda parte della ricerca, tesa ad esplorare la sistemazione teorica, andata definendosi dagli anni Novanta ad oggi, delle principali nozioni alla base della competitività, distinguendo le tematiche intorno alle quali si è fatto maggiore riferimento. Le indicazioni che ne derivano sono relative alla necessità di abbandonare la vecchia logica della competitività diretta, fondata su strategie di supporto volte a realizzare una maggiore attrattività di altre, per sposare invece l’approccio alla base della competitività indiretta, nel quale assume un ruolo centrale il governo del territorio inteso quale “mobilitazione dei diversi gruppi intorno a una strategia condivisa per il sostegno delle imprese coinvolte nella competizione” (Conti e Salone 2012, pag. 2). Il concetto di competitività adottato alla base della presente tesi di ricerca è pertanto quello che si riferisce alla capacità competitiva non esclusivamente connessa allo sviluppo dei sistemi produttivi locali ma tale da contemplare ambiti territoriali dalla “geometria variabile” (Lefebvre, 2008), data dalle relazioni fra i sistemi economici, ambientali, sociali e culturali che rendono gli ambiti territoriali diversi di caso in caso e mutevoli nel tempo, e che costituiscono il cosiddetto “capitale territoriale”. Se ne evince che il livello strategico di riferimento dal quale partire per ragionare di competitività del sistema nazione può essere efficacemente rappresentato dal livello regionale, dall’unicità dei patrimoni che lo caratterizzano, dalla capacità di produrre prodotti originali attraverso processi di conoscenza innovativi, dalla capacità di individuare e accompagnare lo sviluppo delle potenzialità presenti alla scala locale. La quarta parte chiude la ricerca attraverso la lettura dei risultati e la proposta di temi alla base di politiche per una programmazione di area vasta dell’Italia del Nord. La lettura dei risultati è stata articolata in una parte di carattere generale contenente le “raccomandazioni” per una programmazione regionale strategica, integrata, in grado di perseguire obiettivi di efficienza ed efficacia; l’altra, più puntuale, relativa da un lato al recepimento delle indicazioni provenienti dal livello europeo nei piani e programmi considerati e, dall’altro lato, alla considerazione e alla interpretazione della componente “territorio”. Conclude la ricerca una riflessione sulle prospettive e sulle linee di indirizzo delle politiche regionali nel Nord italiano.

Sistemi territoriali e competitività nell’Italia del Nord. Influenze europee e riferimenti teorici per il governo di città e territori nell’economia globale contemporanea / Perino, Giovanna. - STAMPA. - (2013).

Sistemi territoriali e competitività nell’Italia del Nord. Influenze europee e riferimenti teorici per il governo di città e territori nell’economia globale contemporanea

PERINO, GIOVANNA
2013

Abstract

Da alcuni anni il Nord italiano è oggetto di interesse da parte di studiosi di discipline economiche, geografiche e sociologiche che hanno progressivamente spostato lo sguardo dalle analisi multi regionali al Nord nel suo complesso. Un preciso indirizzarsi verso tale direzione scaturisce dagli studi avviati dalla Fondazione Irso di Milano con il “Progetto Nord”, declinato in temi diversi grazie alla partecipazione di referenti del mondo accademico e della ricerca in generale. Il Nord viene infatti letto come una macroregione, una global city-region basata sulle città, la cui finalità, come ci ricordano Pichierri e Perulli, non è produrre beni ma relazioni, e la cui scala di riferimento non è “chiusa nei confronti dell’esterno bensì orientata al superamento dei confini” (Pichierri e Perulli, 2010). Di poco successivo all’analisi effettuata dalla Fondazione Irso è il Rapporto Annuale della Società geografica Italiana (2010), occupata ad indagare il Nord ponendo però in evidenza non tanto la sua unitarietà quanto “i Nord” in esso individuabili, come ci ricordano Conti e associati, le partizioni territoriali sub-nazionali e quei “confini della «comunità immaginata» del Nord Italia” trascurati sino ad anni recenti a favore di un più marcato interrogarsi sui confini nazionali (Società Geografica Italiana, 2010). Mai come in questo delicato periodo storico si pone con urgenza la necessità di ripensare le governance territoriali e i modelli di sviluppo sin qui adottati, rivelatisi non più idonei per competere nell’economia globale garantendo al contempo quella coesione e sostenibilità economica, sociale e ambientale alla base della strategia europea. A tal fine, con riferimento all’Italia del Nord e, tenuto conto dei diversi fenomeni che su di essa si sviluppano tanto alla scala regionale quanto a quella sovra-regionale, si è ritenuto interessante interrogarsi su chi, oggi, governa questa realtà economica e sociale profondamente diversa rispetto al passato, con quali strategie e quali strumenti. Coerentemente a quanto premesso finora, l’ipotesi di partenza su cui questa ricerca imposta l’impianto teorico, descrittivo e progettuale é il riconoscimento di una realtà macroregionale, per i fenomeni che su di essa si sviluppano, e policentrica, per le realtà urbane che ne fanno parte, alle quali non corrispondono azioni di governo regionale integrate, strategiche e soprattutto esito di una prospettiva sovra-regionale indispensabile per “agganciare” le potenzialità delle reti di livello locale a quelle di livello globale. L’analisi comparativa degli strumenti della programmazione e delle politiche territoriali, terza parte della ricerca, è stata effettuata per le quattro regioni dell’Italia del Nord a statuto ordinario di maggior rilievo demografico ed economico: Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. La metodologia adottata ha contemplato l’analisi dei documenti regionali, di piano e non, e degli studi ad essi collegati, affiancata dallo svolgimento di un complesso di interviste rivolte a responsabili e a studiosi delle politiche territoriali in ciascuna delle regioni considerate. L’interpretazione territoriale adottata alla base del processo di programmazione e di pianificazione è stata oggetto di uno specifico approfondimento finalizzato a riconoscere vocazioni produttive e sociali e opzioni geoeconomiche dei territori, al fine di delineare indirizzi e indicazioni per lo sviluppo di politiche di area vasta per l’ambito geografico considerato. In questa sede risultava infatti impossibile, oltre che non voluto, pervenire ad una rigida e pericolosa dimensione progettuale dell’Italia del Nord. L’analisi comparativa è stata preceduta da una prima parte dedicata alla ricognizione di quegli indirizzi e orientamenti formulati dall’Unione europea che hanno contribuito ad avviare un lento ma significativo processo di influenza e coinvolgimento degli Stati Membri nella costruzione di stili di governo comuni a realtà differenti (Cremaschi, 2003). Nella stessa direzione si inseriscono le indicazioni contenute nel cosiddetto “Rapporto Barca” (Barca, 2009), che suggeriscono l’adozione di una strategia territoriale, multilivello, innovativa e adattata alle diverse tipologie di regioni. Questa nuova lettura si confronta con il "vecchio approccio" alla politica regionale, il cui obiettivo era la compensazione delle differenze e degli svantaggi regionali e la cui strategia era incentrata sui sussidi alle imprese o sugli interventi settoriali, con un frequente riferimento alle “buone pratiche” attraverso un metodo di governo top-down. Lo sviluppo economico regionale degli ultimi anni dovrebbe invece perseguire, secondo le indicazioni europee, il miglioramento della crescita regionale e della competitività, abbinando lo sviluppo regionale allo sviluppo locale attraverso un approccio integrato. Si teorizza in tal modo una politica place-based, tale da promuovere la fornitura di beni e servizi pubblici integrati adattati ai contesti, basati sulla conoscenza dei territori, verificabili e sottoposti a sorveglianza, nella quale sono tutt’altro che secondari le relazioni e i collegamenti fra i luoghi (Barca, 2009). Ai riferimenti teorici alla base della competitività territoriale nell’attuale contesto definito dall’economia globale contemporanea, è stata dedicata la seconda parte della ricerca, tesa ad esplorare la sistemazione teorica, andata definendosi dagli anni Novanta ad oggi, delle principali nozioni alla base della competitività, distinguendo le tematiche intorno alle quali si è fatto maggiore riferimento. Le indicazioni che ne derivano sono relative alla necessità di abbandonare la vecchia logica della competitività diretta, fondata su strategie di supporto volte a realizzare una maggiore attrattività di altre, per sposare invece l’approccio alla base della competitività indiretta, nel quale assume un ruolo centrale il governo del territorio inteso quale “mobilitazione dei diversi gruppi intorno a una strategia condivisa per il sostegno delle imprese coinvolte nella competizione” (Conti e Salone 2012, pag. 2). Il concetto di competitività adottato alla base della presente tesi di ricerca è pertanto quello che si riferisce alla capacità competitiva non esclusivamente connessa allo sviluppo dei sistemi produttivi locali ma tale da contemplare ambiti territoriali dalla “geometria variabile” (Lefebvre, 2008), data dalle relazioni fra i sistemi economici, ambientali, sociali e culturali che rendono gli ambiti territoriali diversi di caso in caso e mutevoli nel tempo, e che costituiscono il cosiddetto “capitale territoriale”. Se ne evince che il livello strategico di riferimento dal quale partire per ragionare di competitività del sistema nazione può essere efficacemente rappresentato dal livello regionale, dall’unicità dei patrimoni che lo caratterizzano, dalla capacità di produrre prodotti originali attraverso processi di conoscenza innovativi, dalla capacità di individuare e accompagnare lo sviluppo delle potenzialità presenti alla scala locale. La quarta parte chiude la ricerca attraverso la lettura dei risultati e la proposta di temi alla base di politiche per una programmazione di area vasta dell’Italia del Nord. La lettura dei risultati è stata articolata in una parte di carattere generale contenente le “raccomandazioni” per una programmazione regionale strategica, integrata, in grado di perseguire obiettivi di efficienza ed efficacia; l’altra, più puntuale, relativa da un lato al recepimento delle indicazioni provenienti dal livello europeo nei piani e programmi considerati e, dall’altro lato, alla considerazione e alla interpretazione della componente “territorio”. Conclude la ricerca una riflessione sulle prospettive e sulle linee di indirizzo delle politiche regionali nel Nord italiano.
2013
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.
Pubblicazioni consigliate

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11583/2507835
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo